Organizzare un viaggio oggi può sembrare estremamente semplice.

Bastano uno smartphone, qualche piattaforma online e un po’ di esperienza per costruire un itinerario, prenotare voli e hotel, organizzare trasferimenti ed escursioni e magari coinvolgere altre persone.

Ma organizzare una vacanza per sé o con un gruppo di amici non è la stessa cosa che organizzare e commercializzare viaggi per altre persone.

Quando si cominciano a proporre viaggi, raccogliere adesioni, gestire prenotazioni, incassare denaro o acquistare servizi per conto di altri, si può entrare in un’attività regolamentata da precise norme.

Ed è proprio qui che può iniziare quello che comunemente definiamo abusivismo nel turismo.

Un fenomeno spesso sottovalutato sia da chi organizza sia da chi parte, perché dietro un viaggio non ci sono soltanto voli, alberghi e itinerari: ci sono responsabilità, obblighi, assicurazioni, garanzie e tutela del viaggiatore.

E quando queste tutele non esistono, le conseguenze possono diventare molto più serie di quanto si possa immaginare.

Cos’è l’abusivismo nel turismo?

Nel turismo esiste una distinzione fondamentale che spesso viene sottovalutata: una cosa è ideare un viaggio, un’altra è organizzarlo e commercializzarlo assumendosi responsabilità verso altre persone.

Chiunque può costruire un itinerario, suggerire una destinazione, consigliare un hotel o condividere la propria esperienza di viaggio.

Quando però si passa alla vera e propria organizzazione e vendita di viaggi o pacchetti turistici, entrano in gioco regole, requisiti professionali e precise responsabilità.

Il settore è disciplinato dal Codice del Turismo (D.Lgs. 79/2011, modificato dal D.Lgs. 62/2018), dalla normativa europea e dalle specifiche normative regionali.

Operare al di fuori dei requisiti previsti può quindi configurare una forma di esercizio abusivo dell’attività turistica, con conseguenze che possono essere amministrative, fiscali, civili e, in determinate circostanze, anche penali.

Su chi può organizzare e commercializzare viaggi e sulle diverse figure professionali del settore ho già dedicato un approfondimento specifico, che consiglio di leggere per comprendere meglio questa distinzione.

In questo articolo voglio invece concentrarmi su un altro aspetto:

dove passa il confine tra una normale organizzazione privata e un’attività turistica abusiva, e soprattutto quali rischi corre chi supera quel confine?

“Ma è solo un viaggio tra amici”: dove passa il confine?

Partire con gli amici e organizzare insieme una vacanza è assolutamente normale e consentito.

Un gruppo può scegliere una destinazione, costruire un itinerario e prenotare voli, alberghi ed escursioni. Non basta quindi organizzare qualcosa insieme o anticipare una spesa comune per parlare automaticamente di abusivismo.

Il problema nasce quando il semplice viaggio tra amici comincia ad assumere caratteristiche diverse.

Per esempio, quando una persona:

  • propone e organizza viaggi per altri;
  • raccoglie adesioni e stabilisce quote o prezzi;
  • incassa sistematicamente denaro dai partecipanti;
  • acquista voli, hotel o altri servizi per conto degli altri;
  • ricava un compenso o un margine economico;
  • ripete questa attività nel tempo o la propone pubblicamente.

Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, consente automaticamente di dichiarare abusiva un’attività. È il modo concreto in cui l’attività viene svolta che deve essere valutato.

Anche il Codice del Turismo, all’art. 32, prevede specifiche esclusioni dal proprio ambito di applicazione per determinate attività occasionali, senza fini di lucro e rivolte a un gruppo limitato di viaggiatori, quando ricorrono le condizioni stabilite dalla legge.

Per questo dire semplicemente “lo faccio tra amici” non è di per sé sufficiente a stabilire che qualsiasi modalità di organizzazione sia automaticamente esclusa dalle regole del settore.

La domanda da porsi è molto semplice:

chi organizza, chi incassa il denaro, chi acquista i servizi e chi si assume la responsabilità del viaggio?

È da queste risposte che si comincia a capire dove finisce una normale vacanza privata e dove può iniziare un’attività turistica soggetta a regole e autorizzazioni.

Non è il nome che diamo a un viaggio a stabilire quali regole si applicano. È ciò che concretamente facciamo.

Cosa serve per organizzare e vendere viaggi regolarmente?

Organizzare e commercializzare viaggi professionalmente significa assumersi precise responsabilità nei confronti dei clienti.

Per questo non basta conoscere bene una destinazione o essere capaci di costruire un ottimo itinerario. Per operare regolarmente sono previsti requisiti professionali, amministrativi e specifiche garanzie.

Tra i principali:

  • Impresa regolarmente costituita – con Partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio e gli adempimenti amministrativi, fiscali e contributivi previsti.
  • SCIA e requisiti previsti dalla normativa regionale – l’attività deve essere avviata e svolta secondo le procedure stabilite dalla Regione e dal Comune/SUAP competente.
  • Direttore Tecnico Turistico abilitato – è la figura professionale prevista per garantire la corretta conduzione tecnica dell’attività. Al ruolo e alle responsabilità del Direttore Tecnico ho dedicato uno specifico approfondimento.
  • Assicurazione di Responsabilità Civile – tutela rispetto alle responsabilità derivanti dall’attività professionale nei confronti del viaggiatore.
  • Garanzia contro insolvenza e fallimento – protegge il cliente nei casi previsti dalla legge, garantendo il rimborso delle somme versate e, quando necessario, il rientro del viaggiatore.
  • Regolarità fiscale, amministrativa e contributiva – incassi, contratti, fatturazione e gestione dell’attività devono essere effettuati nel rispetto degli obblighi previsti.

Sono obblighi che comportano responsabilità, costi e controlli, ma soprattutto hanno una funzione precisa: tutelare il viaggiatore e stabilire chiaramente chi risponde dell’organizzazione del viaggio.

Ed è proprio per questo che svolgere la stessa attività senza possedere i requisiti previsti non significa semplicemente “organizzare viaggi in maniera informale”.

Può significare esercitare un’attività abusivamente.

Cosa rischia chi organizza viaggi abusivamente?

È probabilmente l’aspetto più sottovalutato.

Chi organizza e commercializza viaggi senza rispettare i requisiti previsti non rischia soltanto una multa. A seconda di come viene svolta l’attività e di ciò che accade durante il viaggio, le conseguenze possono riguardare diversi ambiti.

Sanzioni amministrative

In Emilia-Romagna la Legge Regionale 7/2003, art. 23, prevede una sanzione amministrativa da 1.500 a 3.000 euro per chi svolge, anche occasionalmente, le attività disciplinate dalla legge senza aver presentato la SCIA prevista.

Conseguenze fiscali

Se vengono incassate somme nell’ambito di una vera attività economica non regolarizzata, possono scattare accertamenti fiscali, recupero delle imposte non versate, interessi e sanzioni.

Anche in questo caso conta la sostanza: dividere una spesa tra amici è una cosa; svolgere un’attività economica attraverso incassi e compensi è un’altra.

Responsabilità civile e patrimonio personale

Questo è uno degli aspetti più delicati.

Se durante l’organizzazione o lo svolgimento del viaggio si verifica un danno e viene accertata una responsabilità dell’organizzatore, possono nascere obblighi di risarcimento anche molto importanti.

Il principio generale dell’art. 2740 del Codice Civile stabilisce che il debitore risponde delle proprie obbligazioni con i propri beni presenti e futuri.

In parole semplici: una responsabilità economica accertata può arrivare a coinvolgere direttamente il patrimonio personale di chi ne risponde.

Ed è qui che operare senza una struttura professionale e senza adeguate coperture può diventare particolarmente rischioso.

Responsabilità penale

L’abusivismo turistico non significa automaticamente commettere un reato.

Ma se ai fatti si aggiungono comportamenti penalmente rilevanti, le conseguenze possono diventare anche penali.

In presenza dei relativi presupposti possono entrare in gioco, ad esempio, fattispecie come lesioni colpose, omicidio colposo o truffa.

Ogni situazione deve naturalmente essere valutata singolarmente: una sanzione amministrativa e una responsabilità penale sono due cose molto diverse.

E se chi organizza è un dipendente pubblico o un pensionato?

Anche la posizione personale di chi svolge l’attività può avere conseguenze.

Per i dipendenti pubblici esistono precise regole sulle incompatibilità con altre attività lavorative o commerciali. Una violazione accertata può quindi avere anche conseguenze disciplinari sul rapporto di lavoro, secondo la situazione concreta.

Per alcuni trattamenti pensionistici, soprattutto determinate forme di pensionamento anticipato, esistono invece limiti alla cumulabilità con redditi da lavoro: nei casi previsti possono verificarsi sospensioni della pensione e recupero delle somme indebitamente percepite.

Non vale indistintamente per tutti i pensionati e non significa che una semplice segnalazione faccia perdere automaticamente lavoro o pensione.

Organizzare viaggi abusivamente può aprire contemporaneamente problemi amministrativi, fiscali, civili, patrimoniali e, nei casi più gravi, anche penali.

Spacciarsi per Tour Operator: quando il problema diventa ancora più serio

C’è poi una situazione diversa dall’abusivismo in sé: presentarsi come Tour Operator o come organizzatore professionale senza esserlo realmente.

Utilizzare impropriamente una qualifica professionale può infatti indurre il viaggiatore a credere di affidarsi a una struttura regolarmente autorizzata, assicurata e dotata delle garanzie previste dalla legge.

È importante però essere precisi: abusivismo e truffa non sono la stessa cosa.

La truffa, prevista dall’art. 640 del Codice Penale, richiede specifici elementi: artifici o raggiri, induzione in errore, conseguimento di un ingiusto profitto e danno per un’altra persona.

Quindi definirsi impropriamente Tour Operator non significa automaticamente commettere una truffa.

La situazione può diventare molto più grave quando qualcuno, ad esempio, dichiara falsamente di possedere autorizzazioni, assicurazioni o garanzie che in realtà non possiede e, attraverso queste false informazioni, induce altre persone ad affidargli denaro.

Per chi acquista un viaggio la differenza è sostanziale.

Non conta soltanto chi ha costruito l’itinerario. Conta soprattutto chi sta incassando il denaro, a quale titolo lo sta facendo e quali responsabilità e garanzie può realmente offrire.

Ma cosa rischia chi acquista un viaggio abusivo?

Finora abbiamo parlato dei rischi di chi organizza. Ma esiste un’altra parte della questione, forse ancora più importante: quella di chi parte.

Quando acquistiamo un viaggio da un Tour Operator o da un’Agenzia di Viaggi regolarmente operanti, non stiamo pagando soltanto voli, hotel, trasferimenti ed escursioni.

Stiamo acquistando anche un sistema di responsabilità, assistenza e garanzie previsto dalla legge.

Se invece affidiamo il nostro viaggio a qualcuno che opera al di fuori di queste regole, dobbiamo porci alcune domande molto semplici:

  • Chi risponde se qualcosa va storto?
  • Esiste una copertura assicurativa adeguata?
  • Esiste una garanzia in caso di insolvenza?
  • Chi interviene se un servizio viene cancellato o non viene erogato?
  • A chi ci rivolgiamo in caso di emergenza?
  • Chi ha realmente stipulato i contratti con hotel, trasportatori e altri fornitori?

Pensiamo a un caso molto concreto.

Una persona si trova all’estero, subisce un grave infortunio e necessita di un intervento chirurgico urgente. La struttura sanitaria privata richiede diverse migliaia di euro prima di procedere.

A quel punto non basta avere qualcuno che ha organizzato bene l’itinerario.

Servono assistenza, coperture adeguate, interlocutori identificabili e qualcuno che sappia chi deve intervenire e come gestire l’emergenza.

Questo non significa che un Tour Operator sia automaticamente responsabile di qualsiasi incidente accada durante una vacanza, né che ogni spesa sanitaria sia necessariamente a suo carico.

Significa però che quando affidiamo il nostro viaggio a qualcuno dovremmo sapere esattamente chi è, a quale titolo opera e quali garanzie esistono se qualcosa va storto.

Quando tutto funziona, la differenza può sembrare minima. È quando nasce un problema serio che quella differenza può diventare enorme.

Come capire se chi organizza il viaggio opera regolarmente?

Prima di affidare denaro a qualcuno per l’organizzazione di un viaggio, fare qualche verifica è semplice e può evitare molti problemi.

Un operatore professionale deve essere chiaramente identificabile: deve esistere un’impresa, devono essere disponibili i dati societari o fiscali e deve essere possibile capire chi sta vendendo e organizzando il viaggio.

È quindi utile verificare:

  • chi è il soggetto che organizza e vende il viaggio;
  • se esiste un’Agenzia di Viaggi o Tour Operator regolarmente operante;
  • chi è il Direttore Tecnico;
  • se sono presenti le coperture assicurative e le garanzie previste;
  • a chi vengono effettuati i pagamenti e quale documentazione viene rilasciata;
  • chi compare nei contratti e nei documenti di viaggio come organizzatore o venditore.

Anche internet può aiutare: sito ufficiale, denominazione dell’impresa, Partita IVA, sede e altri dati dell’operatore dovrebbero essere facilmente verificabili.

Un punto merita particolare attenzione: un profilo social, un gruppo WhatsApp o il passaparola non sostituiscono le garanzie previste per chi esercita professionalmente questa attività.

Prima di versare denaro, quindi, una domanda molto semplice può chiarire molte cose:

“Chi è legalmente l’organizzatore del mio viaggio?”

Se a questa domanda è difficile ottenere una risposta chiara, qualche verifica in più è certamente opportuna.

Le regole non sono burocrazia: servono a proteggere chi viaggia

Quando si parla di autorizzazioni, Direttore Tecnico, assicurazioni, garanzie e responsabilità può sembrare di parlare soltanto di burocrazia.

In realtà, dietro ognuno di questi obblighi esiste una tutela precisa per il viaggiatore.

Organizzare professionalmente un viaggio significa assumersi responsabilità prima della partenza, durante il viaggio e, quando necessario, anche dopo.

Per questo organizzare una vacanza tra amici è una cosa. Esercitare un’attività di organizzazione e vendita di viaggi senza rispettare gli obblighi previsti dalla legge è un’altra.

Il confine non viene stabilito dal nome che decidiamo di dare all’attività.

Non basta definirla “un viaggio tra amici”, “un gruppo privato” o “lo faccio solo per passione”.

Sono i fatti e il modo concreto in cui l’attività viene svolta a determinare quali regole si applicano.

E conoscere queste regole è importante per entrambi: per chi organizza, perché potrebbe assumersi responsabilità delle quali non è pienamente consapevole; e per chi parte, perché dovrebbe sapere a chi sta affidando il proprio denaro, il proprio viaggio e, in determinate situazioni, anche la propria sicurezza.

Riferimenti normativi

Per chi desidera approfondire, i principali riferimenti normativi richiamati in questo articolo sono:

  • D.Lgs. 79/2011 – Codice del Turismo, con particolare riferimento alla disciplina dei pacchetti turistici e dei servizi turistici collegati.
  • D.Lgs. 62/2018, che ha recepito la normativa europea sui pacchetti turistici e modificato il Codice del Turismo.
  • Direttiva (UE) 2015/2302, relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati.
  • Legge Regionale Emilia-Romagna 31 marzo 2003, n. 7, relativa alle attività di produzione, organizzazione e vendita di viaggi, soggiorni e servizi turistici. In particolare, l’art. 23 disciplina le sanzioni amministrative previste nei casi indicati dalla norma.
  • Art. 2740 del Codice Civile, relativo alla responsabilità patrimoniale del debitore.
  • Art. 640 del Codice Penale, relativo al reato di truffa, quando ne ricorrano tutti i presupposti previsti dalla legge.

Le norme sui pacchetti turistici prevedono inoltre specifiche responsabilità dell’organizzatore e forme di protezione del viaggiatore, comprese quelle previste in caso di insolvenza.

Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce una consulenza legale, fiscale o amministrativa relativa a singoli casi concreti.

In conclusione

L’abusivismo nel turismo non è soltanto una questione di autorizzazioni o burocrazia. Significa operare al di fuori di un sistema di responsabilità, garanzie e tutele costruito per proteggere chi viaggia.

Organizzare una vacanza tra amici è perfettamente legittimo. Trasformare questa attività, nei fatti, nell’organizzazione o commercializzazione di viaggi per altre persone è un’altra cosa.

Perché non è il nome che diamo a un viaggio a stabilire quali regole si applicano. È ciò che concretamente facciamo.

Luca Dominici
Direttore Tecnico Turistico